“Rete + 194” e Giulia Marro replicano a “Pro Life Insieme”

20 febbraio 2025 | 08:31
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“Rete + 194” e Giulia Marro replicano a “Pro Life Insieme”

Sostegno alla laicità e al sistema sanitario pubblico e pluralista, le principali rivendicazioni, contro lo spettro del fanatismo relogioso

Non si sono fatte attendere le replice di Rete + 194, per bocca della portavoce Carla Quaglino, e della consigliera regionale Giulia Marro, alle critiche sollevate del collettivo di “Pro Life Insieme” contro il presidio organizzato martedi 18 febbraio a Torino per chiedere conto sull’apparente scarsa trasparenza dei fondi pubblici utilizzati per finanziare la stanza dell’ascolto e il fondo Vita nascente.

Allo scopo di dare ampio spazio alle opposte visioni, riportiamo qui entrambi i contributi in forma integrale.

LA RISPOSTA DI “RETE + 194”

“Egregio Direttore

Abbiamo manifestato pacificamente sotto il Consiglio Regionale perchè martedì 18 febbraio si è svolta la prima seduta del dibattito sul bilancio della Regione in merito al quale è già stato annunciato lo stanziamento di un altro milione di euro per il Fondo Vita Nascente.

Siamo esenti da fondamentalismi e integralismi e soprattutto siamo per la laicità dello Stato e questa è una delle ragioni per cui siamo contrarie al Fondo Vita Nascente e al suo rifinanziamento anche perchè, dopo aver analizzato a fondo il primo bando del 2022, i progetti finanziati e le relative rendicontazioni (sono atti pubblici a cui abbiano avuto accesso), ne abbiamo dedotto che si tratta di una “ELEMOSINA” attuata con fondi pubblici.

Non siamo contrarie alla “carità”, alla quale tutte noi singolarmente provvediamo, ma qui si tratta di fondi pubblici che dovrebbero essere impiegati con l’unico scopo della fuoriuscita dalla fragilità delle persone e del ben-essere di tutte le cittadine e i cittadini.

Ancora una volta alla Regione non interessa che venga difeso il diritto alla salute delle donne ma soltanto che partoriscano “figli per la cosiddetta nazione”.

Alcune di noi hanno fatto parte di quelle tante giovani ragazze che hanno conquistato la legge 194 che regola “il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, la tutela della vita umana e l’interruzione volontaria della gravidanza”.

E’ da allora che ci troviamo di fronte a fondamentalismi, integralismi e alla mancanza di rispetto nei confronti della salute delle donne e della loro autodeterminazione.

Non dimentichiamo che la 194 ha portato ad un drastico quasi annullamento degli aborti clandestini (erano migliaia le vittime) e ha ridotto del 67% (dal 1983 al 2022) il numero totale delle interruzioni di gravidanza secondo i rapporti annuali del Ministero della salute.

Gli stanziamenti del Fondo Vita Nascente sono stati spesi sostanzialmente per fornire alcuni beni materiali in modo casuale e con un approccio emergenziale a fronte di problematiche strutturali. Usare fondi pubblici per pagare alcune bollette di affitto o utenze, qualche ora di baby-sitter, qualche retta di asili nido, qualche confezione di pannolini è esaustivo del dovere “pubblico” di migliorare strutturalmente le condizioni economiche delle donne più fragili?

Queste donne non dovrebbero essere aiutate attraverso l’inserimento nei percorsi esistenti sul sociale?

Mentre i servizi sociali vengono sempre più definanziati e svuotati, con soldi pubblici si sta finanziando l’attività delle associazioni antiarbortiste private.

Il 25% di questi fondi (10% +15%) è destinato alla loro moltiplicazione, alla propaganda e alla formazione del personale che vi opera.

Le risorse del Fondo Vita Nascente devono essere destinate ai consultori pubblici, ai servizi sociali e in difesa della sanità pubblica, del diritto di scelta e alla autodeterminazione delle donne.

Per questo chiediamo a gran voce che sia cambiata la destinazione di questi finanziamenti.

Carla Quaglino

Rete +di194voci”

LA REPLICA DI GIULIA MARRO

Gentile direttore, leggendo le lettere del Comitato “Pro-life Insieme” emerge chiaramente una narrazione distorta della realtà, che ignora volutamente il funzionamento del nostro sistema sanitario pubblico per alimentare una retorica colpevolizzante nei confronti delle donne.

La “stanza dell’ascolto” e il fondo “Vita Nascente” non sono altro che strumenti per finanziare associazioni private che si arrogano il diritto di sostituirsi a professionistə del servizio pubblico, utilizzando soldi che dovrebbero invece potenziare i consultori e le strutture ospedaliere già esistenti. Tutto ciò che viene descritto nelle lettere – il sostegno psicologico, l’ascolto, la possibilità di affrontare consapevolmente una gravidanza difficile – è già previsto nei consultori pubblici, che offrono questi servizi con competenza, trasparenza e continuità. Anzi, offrivano, visto che sono sempre meno sul territorio, con orari ridotti e personale sovraccarico. SU questo si dovrebbe investire, ma questa giunta invece sceglie le mancette.

Evidentemente per questi movimenti il problema è proprio l’esistenza di un sistema sanitario pubblico e laico, che garantisce assistenza senza manipolazioni ideologiche e senza scelte indotte da sostegni estemporanei come pannolini o aiuti economici a una tantum, come dimostrano le rendicontazioni che abbiamo avuto modo di visionare. Queste associazioni ricevono fondi pubblici per fare ciò che altre persone studiano anni per fare con professionalità, ma senza la garanzia di una presa in carico strutturata, lasciando le donne ancora più confuse e vulnerabili, senza costruire percorsi di autodeterminazione lavorativa ed economica, con una rendicontazione ridicola che non permette nemmeno un’analisi di quali politiche strutturate si potrebbero adottare.

Il sistema pubblico è stato concepito proprio per sostenere le donne in maniera accessibile, continua e garantita dallo Stato. Chi oggi manifesta per la difesa della legge 194 lo fa perché sa quanto sia fondamentale per la libertà, la dignità e la salute delle donne. Non a caso, tra le persone scese in piazza ieri c’erano anche coloro che, decenni fa, hanno lottato per ottenere questa legge, oggi messa in serio pericolo da chi vorrebbe tornare indietro nel tempo. La legge 194 è stata ed è una conquista di civiltà. Permette di garantire a ogni donna la possibilità di scegliere senza essere costretta alla clandestinità e alla paura. Parlare di “cultura della morte” significa non aver capito nulla del significato di questa legge: è proprio la 194 che ci mantiene vive, che ci permette di accedere a percorsi sicuri e legali.

Chi oggi grida alla “sacralità della vita” e alla “scelta di morte” non fa altro che guardare la società con gli occhiali di pietra del fanatismo religioso, fermo a un’idea di donna e di famiglia bloccata all’Antico Testamento, senza conoscere né il Vangelo né la Costituzione. E mentre fanno questo, tolgono risorse preziose al sistema sanitario pubblico per alimentare strutture che non rispondono a logiche di equità e diritti, ma a un’ideologia che mette a rischio la libertà delle donne.

La vera cultura della morte è la loro: quella che vuole negare autodeterminazione, imporre modelli rigidi e colpevolizzare le donne per le loro scelte. Io scelgo la vita, per me e per tutte le donne, senza che nessuna sia lasciata indietro: ci vogliamo vive”